11 Set

Suggestioni: si riparte da qui.

Non so se devo scusarmi o meno per l’assenza di un mese dal blog, ma vi avevo avvertito che sono una pasticciona. Quindi mi scuso, ma con me stessa, per aver passato l’ultima settimana in para per non aver ancora pubblicato nulla qui.
Il fatto è che pensieri e parole (in senso letterario… per quanto possa essere letterario quello che scrivo) non hanno fatto nemmeno un giorno di ferie.
E poi sono stata in giro per il Festivaletteratura di Mantova nei giorni scorsi e, lungi da me volerne fare una cronaca, ci sono state tante cose, tante lezioni importanti (di vita… letteraria), tanti autori che piano piano verranno fuori in queste pagine, magari con le recensioni dei loro libri o con la citazione di quanto hanno detto durante gli eventi del Festival. O anche solo per il colore strabiliante degli occhi… in questo caso sto parlando di Massimo Carlotto, che non ho osato avvicinare anche perché non avrei saputo bene cosa dirgli, non avendo letto i suoi libri, ma che ho visto in varie occasioni aggirarsi per le vie di Mantova. Beh, lasciatevi dire che ha due occhi azzurri da sballo!!
Il fatto è che proprio a metà della settimana scorsa, poche ore prima del mio giovedì interamente dedicato agli eventi del Festival, ha cominciato a prendere forza nella mia mente un’idea. O meglio, credo che si trattasse di una visione.
Le visioni di una scrittrice,o scrivente o scrivana che dir si voglia, sono una cosa un po’ complicata. Insomma, mi sono svegliata una mattina e ho scoperto che stavo pensando a qualcosa che non aveva nulla a che fare con la quotidianità: casa, lavoro, salute, società erano tutti lì all’angolo ad attendere il loro attimo di gloria, che sarebbe arrivato non appena il neurone della ragione avesse prevalso su quello dell’incoscienza. Ciò che mi prendeva tutta l’attenzione in quel momento era solo una constatazione: nel romance paranormale di solito l’essere speciale è il maschio. La femmina invece è spesso una ragazza normale o, almeno, lo è all’inizio. Non si tratta di un assioma, sia chiaro. Però secondo me, se si facesse una statistica, verrebbe fuori che ho abbastanza ragione.
Ok, niente di utile per una storia, no? È un pensiero troppo piccolo e troppo poco complesso.
Invece, dopo aver dato qualche neurone per le abluzioni mattutine, la vestizione, il Green Lemon Tea di Whittard (ehm… non immaginate quanto tè si può comprare in una settima di vacanza a Londra…), la partenza in auto… il viaggio è continuato. Embé, dovevo trovare questo benedetto personaggio maschile “normale”, alle prese con la dea, o altro, comunque con una tipa fuori dal comune.
E invece no! Perché pensandoci bene sarebbe carino scrivere un paranormal in cui né lei né lui sono fate, streghe, licantropi, vampiri, elfi ecc… ecc…
Quindi non è un paranormal… Giusta osservazione. Però posso provarci.
Così ho iniziato a pensare a una storia. Un flirt, il primo flirt tra due ragazzini, roba che potrebbe iniziare in chat su fb, per esempio. Più ci penso e più l’età dei ragazzini si abbassa… credo che la lettura di Evelyn Starr di Francesco Falconi e Luca Azzolini e alcune considerazioni fatte con quest’ultimo al Festival, mi stiano influenzando… ma non solo, insomma non mi sono mai dimenticata quel bambino di quinta elementare di Casaleone (VR) che mi ha domandato: E per noi? Non la scrivi una storia?
Morale. Scrivo una storia, due ragazzini normali come protagonisti.
Ho un altro cruccio. Ci sto pensando da un po’. Da quando mia mamma mi ha fatto una scenata leggendo per la prima volta 436 e scoprendo che Redlie ha una famiglia disastrata: Dovresti chiarire che non stai parlando della TUA famiglia!!, cavoli, ma è fiction, mica è la realtà… ma vabbè, questa è un’altra storia.
Poi ci si sono messi anche Jonathan Stroud (trilogia di Bartimeus) al Festival un paio di anni fa e Davide Morosinotto (ho il suo La notte del biplano in pole position nello scaffale “da leggere”) al Festival quest’anno. Riassumo il loro pensiero in materia di famiglie dei protagonisti fantasy: mamma e papà esistenti, apprensivi, normali, severi, affettuosi ecc… tendono a limitare la possibilità del protagonista di vivere le sue avventure “in pace”. Quindi (pensiero mio), è meglio farli fuori o allontanarli da subito. Cosa che ho fatto inconsapevolmente con Redlie, per esempio.
Insomma, un po’ per accontentare mia mamma, e magari pure mio papà che non dice mai niente, ma se dovesse paragonarsi a James (padre di Redlie) o a Max (padre di Eli, Meet you on the other side, in cerca di editore)… beh, James è un tipo dal passato molto controverso ed è stato latitante dalla vita di sua figlia per quasi diciotto anni… e Max, è un padre affettuoso, non c’è che dire, peccato che sia scomparso in mare a trentasei anni… Per non parlare di Nina, padre ignoto, madre morta di parto. Oddio, cosa stavo dicendo? Ah! Sì, stavo parlando del fatto che vorrei dare una famiglia normale ai miei protagonisti. Mamma e papà sereni, innamorati (tra di loro), affettuosi.
Ok. Una noia mortale, quindi. Staremo a vedere.
E poi? Ah! E poi ne ho un altro di crucci. E anche questo con il Festivaletteratura appena concluso si è aggravato. Perché tutti, a partire da Simonetta Bitasi, che ci ha presentato gli autori a inizio agosto, tra le righe si lasciano scappare affermazioni del tipo: Ci sono scrittori che hanno il PREGIO di raccontare le cose reali, che hanno sperimentato loro stessi, costruendo romanzi che profumano di verità.
Che figo. E io che non ci ho mai trovato nulla da raccontare di me, della mia vita reale, del paese in cui vivo… già per ambientare parte di Thunder + Lightning qui vicino ho sputato sangue e non sono sicura di aver raggiunto un gran risultato… insomma, c’è un fiume che sfocia in un altro (Secchia e Po), c’è una passeggiata in una Mantova un po’ anonima e ci sono altre cose, ma nulla di veramente definito, come se in qualche modo fossi stata un po’ evasiva nel descrivere casa mia. Fantastico, nelle critiche a T+L questa cosa non è mai emersa, quindi mi sto tirando un po’ la zappa sui piedi, ma è quello che sento io. Diciamo che è una recensione da parte dell’autrice: meraviglioso lavoro ;), ma avrebbe potuto fare più sue le descrizioni dei luoghi in cui ha passato i suoi ultimi (e unici) 39 anni.

Una casa colonica crollata a Castelmaggiore in seguito alla scossa di domenica 3 giugno 2012.

Tornando alla mia nuova storia. Tornando alla mia nuova storia io ce l’ho una cosa da dire che mi riguarda, che riguarda il mio paese, il mio ambiente, la mia storia personale. E non so se sia abbastanza matura per essere scritta, questa cosa, non so se e come voglio dirla, ma credo di sì, credo di poter provare. Perché qui, il 29 maggio 2012 sono cambiate tante cose, forse troppe, e in una storia di adolescenti che si innamorano di sicuro non ci staranno tutte, ma qualcosa sì. Qualcosa che riguarda come mi sento quando vedo i cumuli di macerie, le piazze pattugliate dai militari, le chiese transennate. Qualcosa che riguarda quello che penso e quello che sono. E allora la protagonista alla fine è una me, una me bambina, vulnerabile alle ingiurie del destino, ma con un fuoco dentro, un fuoco che si è acceso in pausa pranzo, a Parma, in un bar accanto alla Facoltà di Economia e Commercio, una o due vite fa. Un fuoco che brucia ancora, che si chiama ottimismo e fiducia, perché quel giorno, quel tipo che sedeva accanto a me e che non ho mai più rivisto, mi disse una cosa enorme: Quando ti alzerai la mattina e chiederai “giorno, cosa posso fare per renderti migliore?”, allora quella mattina saprai che solo amando te stessa potrai riporre la tua fiducia anche negli altri.
Oh, beh! Ma questa è ancora un’altra storia!!
Quindi, per concludere, si riparte da qui: una storia fantastica,che narra del primo amore tra protagonisti senza poteri, ambientata nella “pianura padana lombarda” (dicitura che si trova su sul sito della INGV per definire l’epicentro delle scosse), post 20 e 29 maggio 2012.

Titolo provvisorio: Adelina.

Colonna sonora True Colors… vi metto qui sia la versione di Cindy Lauper che quella di Phil Collins, entrambe deliziose.

I see your true colors and that’s why I love you, so don’t be afraid to let them show…
Non so voi… io pagherei oro perchè qualcuno me lo dicesse… magari senza aver letto prima questo post… 😉

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